L'omicidio del capotreno Alessandro Ambrosio «è inaccettabile non si può morire a 34 anni, in modo così brutale e meschino. È compito del governo innalzare ancora la qualità della sicurezza nelle città».
Sottosegretario Nicola Molteni, Bologna aveva già delle criticità in fatto di sicurezza. Cosa è stato fatto?
«Su Bologna è stato fatto tanto sia in termini di assegnazione di forze di polizia, è la prima città italiana in cui abbiamo sperimentato l'applicazione delle zone rosse nelle aree più critiche, abbiamo fatto interventi ad alto impatto e previsto nuovi presidi di legalità. Ma lo Stato necessita della collaborazione delle amministrazioni locali, e se quello che fa il Comune di Bologna è mettere a disposizione le pipette per consumare il crack, diventa più difficile».
Bologna non collabora?
«La collaborazione con il Comune è stata complicata nelle manifestazioni pubbliche. C'è stata una contrapposizione continua con il ministro Piantedosi. Abbiamo aumentato a 6.800 i militari dell'operazione strade sicure a livello nazionale, a presidio di stazioni e città. E lo dico chiaramente: i militari non si toccano, anzi, semmai aumenteranno, ce li chiedono amministrazioni di destra e di sinistra».
C'è ancora una percezione di insicurezza in certe città.
«Le zone rosse hanno dato risultati importanti: quasi un milione e mezzo di persone controllate, 8mila divieti di stazionamento e ordini di allontanamento, il 74% a carico di stranieri. Nel 2025 c'è stata una riduzione della delittuosità generale del 4%. La sicurezza è una priorità del governo anche nel 2026».
Dopo il decreto sicurezza sono in arrivo nuove misure?
«Avevamo detto che quello era un punto di partenza e non di arrivo. Nelle prossime settimane arriverà in cdm il nostro ddl. Prevede la riduzione dei ricongiungimenti familiari, uno strumento abusato, con costi e welfare a carico dello Stato e dei comuni. L'Italia è uno dei Paesi in Europa che ne fa di più. Vogliamo ridurre la platea dei beneficiari, aumentando il reddito necessario. E poi nel ddl ci sarà una stretta sui minori stranieri non accompagnati, per dare un giro di vite alle baby gang».
Come?
«I minori stranieri non accompagnati contribuiscono al fenomeno. Vogliamo ridurre il periodo di mantenimento a carico dello Stato, portandolo dai 21 anni a 19. Vogliamo incrementare invece i ricongiungimenti familiari al contrario, soprattutto per i minori che si macchiano di reati e criminalità, rintracciando le loro famiglie d'origine. E poi ci sono le forze di polizia».
Siete già intervenuti con la tutela legale alle forze dell'ordine.
«Vogliamo andare oltre al contributo economico, fornendo una tutela processuale che non è uno scudo penale. Per il poliziotto che agisce nell'adempimento delle sue funzioni e usa legittimamente l'arma per difendersi non sarà più automatica l'iscrizione sul registro indagati, il famoso atto dovuto. Lo stesso varrà per il cittadino, se sarà presente una causa di giustificazione come la legittima difesa, non sarà più indagato automaticamente. Infine vogliamo reintrodurre la procedibilità d'ufficio per i reati di borseggio, che finora prevedevano la querela di parte. E continueremo nel contrasto all'immigrazione illegale, aumentando i Cpr per aumentare i rimpatri dei soggetti pericolosi».
Sull'imam di Torino la Corte d'appello ha stoppato l'espulsione.
«E noi andiamo avanti. La pericolosità sociale è stata accertata, e aveva rapporti con altri soggetti legati al fondamentalismo, come emerso nell'inchiesta sui fondi ad Hamas. Abbiamo espulso oltre 200 soggetti radicalizzati in tre anni. Non ci fermiamo».
Askatasuna continuerà le manifestazioni a seguito dello sgombero. Si rischia un escalation?
«La risposta sarà ferma. Ci sono state decine di manifestazioni violente con la presenza di soggetti Askatasuna. 450 uomini delle forze dell'ordine sono rimasti feriti in un anno. Noi abbiamo riportato legalità e sicurezza su immobili occupati da 30 anni. Ci saranno altri sgomberi nelle prossime settimane».
E Casapound?
«Il rispetto delle regole non ha colore politico».

