Ci sono poche parole insidiose come “popolare” nella scena gastronomica contemporanea. Dona a qualsiasi locale un senso rassicurante che sa di democrazie, di accessibilità, di inclusione. Quanto vai a mangiare in un posto che si definisce popolare dovresti sentirti al sicuro da scivolamenti avanguardisti e da prezzi sovradimensionati.
Non è per la verità esattamente quello che succede da Osteria Popolare Pugliese in via Valtellina 2, in quella intercapedine che si colloca tra il gentrificato quartiere di Isola e quella zona in attesa di sviluppo urbanistico che è Farini. Una zona che si può definire tutto sommato popolare, ma che avrebbe bisogno di locali con prezzi un po’ più accessibili di questo giallissimo locale ideato dagli imprenditori Tony Ingrosso, Francesca e Rocco Micoccio (del gruppo I Salentini) per portare in questo angolo di Milano una cucina pugliese di rito salentino fatta di piatti semplici e tradizionali. Un intento pienamente raggiunto perché le esecuzioni sono corrette e i sapori pieni e definiti. L’unico limite, come detto, sono i prezzi: i Panzerotti salentini costano 12 euro, le Verdure sott’olio (racchiuse nel poetico nome di Merenda all’Orto) sempre 12 euro, una porzione di Parmigiana alla poverella 16 euro (e se non era alla poverella?) e nessun piatto del menu – a parte i dolci – è in singola cifra. Un po’ troppo, davvero, per la collocazione e lo standard del locale, una sorta di mensa (allegra, va detto) e con un servizio amichevole ma un po’ frettoloso.
Malgrado ciò il locale lavora alla grande e quindi, che dire?, hanno decisamente ragione loro. La sera della mia visita mi sono presentato alle 21.30 senza prenotazione e ho dovuto aspettare qualche minuto perché si liberasse un tavolino in un angolo vicino all’ingresso. La fame era media e quindi ho ordinato, condividendo tutto con la mia accompagnatrice, un Piatto del Casaro, con un assortimento di formaggi e latticini (più i secondi dei primi) della Masseria Chinunno di Altamura: buoni, senza dubbio. Poi sono arrivate delle Polpette fritte (dieci pezzi piuttosto piccoli), oneste ma nulla di più, delle Bomboniere, nome in codice per indicare le classicissime bombette ripiene di caciocavallo e capocollo, delle Cime di rapa ‘nfucate, belle piccanti anche nel prezzo (12 euro per un contorno è un prezzo di insegna stellata). Conclusione con un Pasticciotto, che però era senza amarena ma con solo crema (quelli completi erano terminati). La cosa ci è stata comunicata solo al momento del servizio. Mi sarei aspettato che fosse affoerto, come accade quando qualcosa non corrisponde a quanto ordinato, ma è stata una vana speranza.
Nessun primo, per mia scelta, ma ho visto girare per la sala piatti promettenti come le Orecchiette e rape ‘nfucate e i Maccarruni d’orzo fatti in casa con pomodoro passato e ricotta schianta. In menu anche altri classici pugliesi come Ciceri e tria, Polpette di cavallo, la Salsiccia paesana e il Marretto di Cisternino.
Si beve scegliendo da una piccola carta dei vini comprendente una quindicina di etichette tutte pugliesi (comprese alcune bollicine naturali e ancestrali) con ricarichi non troppo lievi. Chi vuole risparmiare può scegliere un vino della casa rosso o rosato dell’azienda agricola De Filippo San Simone (8 euro il mezzo litro, 16 il litro). Altrimenti birre e bibite. Il coperto costa 2,50 euro, tariffa accettabile considerando che comprende il cestino del pane (ma niente taralli). Dalle 18 alle 19,30 l’aperitivo, che comprende un calice di vino o un drink con qualche sfizio pugliese a 15 euro.

