A Bologna la parola d'ordine è accoglienza. Il sindaco Matteo Lepore e il Campo largo cercano di essere la nuova oasi di un progressismo che, però, sembra fallire giorno dopo giorno. E il caso del capotreno ucciso sabato, poco dopo le 19, a soli 34 anni, rappresenta un ennesimo tassello in un quadro frastagliato. Il killer sarebbe un senza fissa dimora con precedenti penali legati soprattutto al porto di coltelli. Eppure, a Bologna pullulano le attività e le organizzazioni che si occupano di immigrazione e sostegno agli ultimi.
Tra queste la «Lai Momo», una cooperativa sociale «attiva nei settori dell'immigrazione, della comunicazione sociale, del dialogo interculturale e dello sviluppo». E spicca in particolar modo proprio perché si è aggiudicata diversi appalti affidati dall'Asp (l'azienda per i servizi alla persona del Comune di Bologna), una municipalizzata di cui il Comune di Bologna è azionista al 97%.
E all'interno della Lai Momo lavora la moglie del sindaco Lepore, Margherita Toma. Sempre la Lai Momo ha poi ricevuto fondi anche dalla regione gestita sempre dal Pd: la Regione Emilia Romagna ha infatti ripartito e assegnato dei finanziamento alla Lai Momo di 4200 euro annui dal 2025 al 2029 per un totale di 21.200 euro, perché prendeva parte al progetto «Piani d'intervento regionali per l'integrazione dei cittadini di Paesi terzi».
Ad avere grande successo è quella di «Avvocati di strada», un'associazione che nasce a Bologna alla fine del 2000 e che nel 2024 ha ricevuto oltre 37 mila euro di fondi provenienti da enti pubblici: si tratta di un sistema di assistenza legale anche per i richiedenti asilo. Si tratta di avvocati che non richiedono la parcella legale all'assistito, ma le spese vengono coperte dal patrocinio gratuito. In buona sostanza, a pagare le spese, principalmente a individui senza fissa dimora o immigrati, è lo Stato italiano.
Il socio fondatore e presidente è un ex consigliere regionale in Emilia Romagna del Pd e si chiama Antonio Mumolo.
Loro si collegano a un'altra realtà ancora, ovvero «Cucine Popolari», progettate e attivate dall'Organizzazione di volontariato Civibo, costituita come Associazione di volontariato a Bologna nel 2014. Come si evince da un evento dal maggio 2025, dal titolo «Una casa per tutti», c'è il patrocinio di Avs, l'assessore regionale al Lavoro e la vicesindaca di Bologna. E il ricavato della cena è stato devoluto proprio all'associazione Avvocati di strada.
Mondi che si intrecciano e che ruotano attorno al medesimo tema, che spesso poi diventa un business, che è quello dell'immigrazione. O anche della Palestina. Il 20 dicembre, durante la «Cena di Natale- Cena solidale per Gaza», dal costo di 20 euro destinato a Medici Senza Frontiere, e organizzato con il patrocinio del Comune di Bologna, ai fornelli c'era sempre Cucine popolari. Così come all'evento del 21 marzo con Luisa Morgantini di AssoPace Palestina: costo 25 euro da destinare ad AssoPace e «all'attività di Cucine popolari».
E, ancora, la «cena palestinese» del 27 febbraio il cui ricavato era destinato sempre all'associazione presieduta dalla Morgantini. L'associazione ProPal da lei guidata, però, ha anche una certa vicinanza con il mondo delle piazze guidate da Hannoun (il giordano filo Hamas oggi in carcere con l'accusa di aver finanziato l'organizzazione terroristica). Più di una volta AssoPace ha, infatti, rilanciato le piazze indette dall'Api (Associazione dei palestinesi in Italia), tra cui quella del 4 ottobre promossa anche dai Giovani Palestinesi Italiani, gli stessi che hanno organizzato un corteo che inneggiava al 7 ottobre proprio a Bologna. La terra dell'ex presidente Ucoii Yassine Lafram in cui, su oltre 60mila cittadini stranieri, circa il 70% è rappresentata da islamici in un quadro di crescente islamizzazione cui stiamo assistendo in Italia.
A Bologna, nonostante il sindaco Lepore non si sia mostrato certo favorevole all'apertura di un Cpr (centro per il rimpatrio), il degrado è in aumento, e la percezione dell'insicurezza sta assumendo una rilevanza estrema tra i residenti. Forse, rispetto alle pipe per il crack, servirebbe un serio piano per intervenire su una delinquenza che ha una forte matrice legata all'immigrazione. In cui qualcuno vede, magari, un'opportunità di guadagno, mentre qualcun altro chiude un occhio.

