La messa è finita, la predica invece no. Si tiene comunque in chiesa, ma a farla sono uomini con la toga, invece che con il piviale. Magistrati che hanno scelto la chiesa come luogo per lanciare, in Puglia, tra la provincia BAT e quella di Bari, la campagna per il no al referendum sulla riforma della Giustizia. L'iniziativa, destinata a fare discutere, arriva dalla sezione di Trani dell'Unione giuristi cattolici italiani, e vede in campo come relatori una manciata di magistrati pugliesi.
Ci sono i procuratori capo di Trani e di Foggia, Renato Nitti (nella foto) ed Enrico Infante. C'è il presidente di Sorveglianza del tribunale di Lecce, Giuseppe Mastropasqua, e anche il presidente di sezione del tribunale di Foggia Antonio Diella. Infine, la gip di Bari Antonella Cafagna e i pm tranesi Giovanni Vaira, Marco Gambardella, Ubaldo Leo e Francesco Tosto. Tutti impegnati nei sette appuntamenti "nelle varie città delle diocesi di Trani, Molfetta e Andria, per parlarvi del referendum sulla giustizia della prossima primavera 2026".
Parlare in senso critico, va da sé, invitando a votare No, anche se la contrarietà alla riforma non viene prudentemente esplicitata. Ma se qualcuno avesse dubbi in merito, Nitti e Vaira hanno già preso parte, prima di Natale, a un altro incontro dedicato più chiaramente alle "ragioni del No", al referendum, organizzato ad Andria nel chiostro di San Francesco, che nonostante il nome è un luogo laico, parte dell'edificio - un ex convento - dove ha sede il locale comune.
Non si può dire lo stesso, invece, per il "tour sacro del no" organizzato dall'Ugci: tutti gli appuntamenti sono in luoghi religiosi, quattro su sette si svolgeranno addirittura all'interno di altrettante chiese a Molfetta, Barletta, Bisceglie e Terlizzi. Si tratta davvero, secondo i giuristi cattolici tranesi, dei luoghi più adatti per diffondere il verbo di chi vuole affondare la riforma di Nordio?
Il no al nuovo assetto voluto dal Guardasigilli sarà pure una dottrina ortodossa per la magistratura, ma non lo è per la Chiesa. Che, quanto alle attività da svolgere nella casa del Signore, non sembra offrire tanti appigli: "Nel luogo sacro sia consentito solo quanto serve all'esercizio e alla promozione del culto, della pietà, della religione, e vietata qualunque cosa sia aliena dalla santità del luogo", chiarisce il canone 1210 del Codice di diritto Canonico. Che consente di "permettere altri usi, purché non contrari alla santità del luogo": una deroga che apre la porta ai concerti, per esempio, ma che ora sembra essere utilizzata anche per consentire a un gruppo di magistrati pugliesi di fare politica tra l'altare e il pulpito. In fondo, parafrasando l'indimenticato Don Camillo di Guareschi, nel segreto della cabina elettorale Dio ti vede, Nordio no. Un vero peccato per le toghe poter usare solo le case di Dio, e non anche i suoi occhi.

