L'Italia attrae i super-Paperoni Al terzo posto globale per ingressi

Scritto il 07/01/2026
da Gian Maria De Francesco

Flat tax e qualità della vita i segreti del successo

L'Italia sale sul podio mondiale dell'attrattività per i grandi patrimoni globali. Dietro soltanto agli Emirati Arabi Uniti (+9.800 ingressi) e agli Stati Uniti (+7.500), il nostro Paese (+3.600 ingressi) si colloca al terzo posto tra le mete preferite dai Paperoni internazionali, secondo l'Henley Private Wealth Migration Report 2025 e il Nomad Passport Index 2025. Un risultato tutt'altro che casuale, ma il frutto di una scelta politica precisa: quella di competere, finalmente, sul terreno della fiscalità intelligente e della qualità della vita.

Il regime dei nuovi residenti, introdotto nel 2017, ha dimostrato di funzionare. L'imposta forfettaria sui redditi prodotti all'estero ha attirato in Italia migliaia di contribuenti ad altissima capacità fiscale, in larga parte provenienti dal Regno Unito (16.500 uscite), oggi alle prese con l'autolesionistica abolizione dello status di non dom. Mentre Londra espelle ricchezza e capitale umano, l'Italia li accoglie, ampliando la base imponibile. I circa 5mila super-ricchi già residenti nel nostro Paese l'anno scorso hanno prodotto Irpef per un miliardo. Contestualmente, si crea un indotto che va ben oltre: immobili, consumi di lusso, investimenti, mecenatismo, occupazione qualificata.

Non si tratta di un paradiso fiscale, ma di un modello europeo alternativo a quello punitivo. Lo dimostra il fatto che la concorrenza non è con le Cayman, bensì con Portogallo, Grecia e Svizzera, cioè con Paesi che offrono stabilità, sicurezza e stile di vita. Il brand Italia (cultura, bellezza, clima, capitale umano) si rivela un asset competitivo di primo livello.

La domanda ora è se questo successo reggerà anche dopo l'innalzamento della flat tax da 200mila a 300mila euro previsto dalla legge di Bilancio 2026. La risposta, guardando ai dati, è affermativa. Perché la domanda per l'Italia è strutturalmente forte e poco sensibile al prezzo. Chi sceglie Milano, il Lago di Como o la Toscana non lo fa per risparmiare qualche decina di migliaia di euro, ma per acquistare un pacchetto unico al mondo fatto di qualità della vita, certezza del diritto e stabilità fiscale garantita per quindici anni oltre all'esenzione dall'imposta su successioni e donazioni.

Da questo punto di vista, il ministro Giancarlo Giorgetti (in foto) ha fatto centro. L'aumento non indebolisce il sistema, lo rafforza: massimizza il gettito, migliora l'accettabilità sociale della misura e seleziona contribuenti con patrimoni davvero rilevanti. In altre parole, alza l'asticella senza compromettere l'attrattività.

L'Italia non svende più il proprio fisco, ma lo valorizza. In un mondo diviso tra Paesi che inseguono la ricchezza e Paesi che la respingono, Roma ha scelto di stare dalla parte giusta della storia. E i numeri, oggi, le danno ragione. Il triste esempio della Gran Bretagna e il successo di mete più tradizionali come Stati Uniti, Svizzera (quarta a +3mila) e Singapore rappresentano un caveat: il capitale è sempre più mobile e per questo va coccolato.