AGI - "Per combattere la mafia c'è bisogno di un lavoro congiunto di tutti: dai magistrati agli insegnanti, dai commercianti agli impiegati pubblici, dai rappresentanti del governo ai consiglieri di circoscrizione. Ognuno secondo il proprio ruolo. La collaborazione fra organi dello Stato è uno snodo necessario per combattere la mafia". Nel giorno del ricordo di Giovanni Falcone, assassinato 34 anni fa nella strage di Capaci, il presidente dell'Anm Giuseppe Tango, palermitano, 43 anni, parla con AGI della figura e dell'immagine positiva per il nostro Paese, offerta dal giudice che istruì il primo, storico maxiprocesso alla mafia.
La lotta alla mafia e l'eredità di Falcone
L'eredità di Giovanni Falcone intanto è tale non solo per la magistratura palermitana, ma anche per giudici e pm di tutta Italia. "Falcone - dice Tango, giudice del Lavoro nel capoluogo siciliano - rimane un modello di magistrato moderno, capace di indagare a fondo ogni aspetto di Cosa nostra. Un magistrato dotato di metodo, intuito e visione. Per questo è stato ucciso e rappresenta un esempio vivo: per questo abbiamo il dovere di ricordarlo, con profonda riconoscenza".
Il presidente dell'associazione nazionale magistrati guarda all'acume dimostrato dal collega in tutte le sue indagini, in cui agì con notevole spirito di sacrificio e grandi capacità investigative: ma è ancora così, oggi, per i magistrati italiani? "Assolutamente sì - risponde Giuseppe Tango -. Sono doti che un magistrato, soprattutto requirente, deve avere. E quindi sono doti che vanno valorizzate sempre e comunque. Fanno parte dell’eredità che ci ha lasciato Giovanni Falcone. Possiamo solo ringraziarlo per questo".
"La collaborazioni tra istituzioni è necessaria contro la mafia"
Tango, all'indomani della sua elezione, nei giorni successivi al referendum sulla Giustizia, chiese subito sobrietà negli atteggiamenti, anche festosi, dei suoi colleghi, e un abbassamento dei toni, a conclusione dell'acceso scontro che aveva caratterizzato quella contesa elettorale: la storia di Falcone, avversato in vita ed elogiato da morto, ha insegnato qualcosa o è ancora lontano il momento della collaborazione tra gli organi dello Stato? "La collaborazione fra organi dello Stato - dice ancora ad AGI il magistrato palermitano - è uno snodo necessario per combattere la mafia. Quello che è successo in occasione della campagna referendaria mi ha emozionato".
"Tantissime persone, giovani e meno giovani, si sono mobilitate perché hanno voluto difendere un principio: quello dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura dalla politica. Abbiamo fatto un gran lavoro per recuperare una parte della fiducia che avevamo perso per degli errori fatti negli anni passati, quando alcuni magistrati avevano messo davanti carriera e interessi personali. Abbiamo intrapreso un cammino, ma il percorso deve proseguire. Questo è il nostro compito. E dobbiamo farlo raccontandoci e spiegando alle persone come funziona la giurisdizione, il modo migliore per ricostruire questa fiducia è raccontare con trasparenza come funziona la giustizia".
La riforma della giustizia
È allora possibile mettere attorno a un tavolo tutte le parti coinvolte nel sistema giustizia e fare una riforma che dia finalmente efficienza a una macchina farraginosa e insoddisfacente, perché troppo spesso produce solo tardiva giustizia? "Ci stiamo provando, ci siamo incontrati con ministero della Giustizia e avvocatura. Vogliamo voltare pagina, nonostante il clima spesso particolarmente ostile della campagna elettorale. Lo possiamo fare lavorando insieme e partendo dalle cose più importanti, dalle urgenze. Noi abbiamo individuato le prime".
"Diminuire la durata dei processi"
Sullo sfondo la priorità condivisa credo sia la stessa: diminuire la durata dei processi. Partiamo da lì. Poi ovviamente ci sono vari tasselli da mettere a posto: i primi due sono stabilizzare l’Ufficio per il processo e rinviare la norma sul Gip collegiale, che paralizzerà i tribunali, purtroppo. Speriamo di avere risposte, ma l’inizio del confronto è stato positivo".
La ricerca di verità e giustizia
Un'ultima questione, tornando a Falcone, è l'anelito di verità e giustizia sulle stragi, il 23 maggio come il 19 luglio e in tutti gli altri giorni in cui il calendario mette di fronte anniversari tragici per il nostro Paese. "Tutti - conclude il presidente dell'Anm - chiediamo verità e giustizia. C'è un diritto inalienabile alla verità che va ribadito. Non è solo interesse dei familiari delle vittime. Non è solo interesse della magistratura. È interesse dello Stato, dell'intera collettività. Ci sono dei procedimenti aperti, devono fare il proprio corso e serve aggiungere anche questo tassello per ricostruire tutto quello che accadde nel 1992".

