AGI - Un ponte tra Tripoli e Roma per affrontare le sfide della leadership femminile, ma anche un confronto per superare il divario tra la parità formale e quella sostanziale nei contesti sociali e familiari. È stato questo il cuore del meeting ospitato dalla Fondazione Bellisario, che ha accolto nella sua sede una delegazione di giovani donne libiche iscritte al programma di formazione “Ra’idat”, realizzato da UNSMIL su impulso del Ministero degli Affari Esteri per promuovere l'empowerment femminile nel Paese nordafricano.
Le difficoltà nei percorsi di studio e lavoro
Ingegnere, studentesse, medici e imprenditrici hanno portato le loro testimonianze dirette sulle difficoltà incontrate nei percorsi accademici e lavorativi. Tra i nodi emersi con maggiore forza, i retaggi culturali che limitano la frequenza dei corsi misti, le pressioni della sfera familiare e le criticità dei sistemi di studio interni, segnati dalla scarsa presenza di docenti donne. Durante l'incontro è stato inoltre richiamato il percorso dei diritti dell'integrazione europea come modello per passare dal riconoscimento teorico a strumenti concreti di partecipazione democratica.
L'intervento di Lella Golfo
Sull'importanza dell'iniziativa è intervenuta la presidente della Fondazione, Lella Golfo, che all'AGI ha sottolineato: "Questi legami ci rendono ancora più speciali di quello che siamo. Con la Libia abbiamo sempre avuto uno splendido rapporto e questo è il terzo anno che ospitiamo le giovani del progetto nella nostra sede. Loro vorrebbero più libertà, come ci hanno detto vorrebbero essere come le donne che hanno visto quando sono arrivate all'aeroporto di Fiumicino. Questi sono desideri che ogni giovane ha in qualunque parte del mondo".Rispetto alla possibilità di far emergere un nuovo modello di guida del Paese in Libia, la presidente Golfo ha sottolineato il suo ottimismo: "Prendo per esempio la mia esperienza. Io lì ho visto 5 donne ministro, una tra l'altro proprio alla giustizia".

