AGI - "Ritrovandosi al presente in questa meritissima città grande penuria de Bigoli, menudelli, lasagne et macaroni di cadauna sorte [...] e desiderando io, Bortolamio Veronese, chiamato l'Abbondanza, devotissimo servitor di VV.SS. molto Ill.ri, conforme a detto mio sopranome, a beneficio mercato abondare questa nobilissima città et suo contado di detta robba, potendo ciò fare con qualche mio utile per rispetto di haver ritrovato sol mio ingegno un edifficio utilissimo a far detta robba con facilità". Era il 26 gennaio 1604, esattamente 422 anni fa, quando veniva protocollato negli Atti del Consiglio della città di Padova un documento che parlava di una macchina costruita in legno con forma cilindrica che permetteva di comprimere l'impasto con una leva o un manubrio, facendolo poi passare attraverso una trafila a fori larghi.
Si tratta di un brevetto ante-litteram ("supplica ufficiale") di un torchio ("torcio bigolaro") per la produzione industriale dei "bigoli", la versione veneta dei bucatini romani o dei pici toscani, ma anche per maccheroni o lasagne. Un documento scoperto a Padova e di cui nessuno era a conoscenza fino ad oggi che apre uno spaccato sulla storia della cucina ma anche dell'economia dell'Italia di quel tempo.
La scoperta del manoscritto e l'origine dei bigoli
"Stavo conducendo una ricerca su un tema apparentemente marginale - ha spiegato lo scopritore del manoscritto Paolo Caratossidis, presidente dell'Associazione Cultura & Cucina - quasi nascosto tra le pieghe della storia, un argomento poco conosciuto ma che da tempo mi aveva incuriosito: l'origine dei bigoli. Quella che inizialmente immaginavo come una semplice verifica storica, una conferma documentaria di una tradizione consolidata, si è progressivamente trasformata in qualcosa di molto più complesso, profondo e sorprendente".
Il privilegio quinquennale e la tutela dell'invenzione
Il documento scoperto non si limita a descrivere un'attività artigianale, ma riconosce formalmente un'innovazione tecnica, chiedendo un privilegio quinquennale che tuteli l'invenzione e ne consenta lo sviluppo. Nel manoscritto Bortolamio Veronese chiede infatti che venga concessa "gratia et privilegio che per anni cinque prossimi venturi io solo come autore et inventore di detto mio edifficio possa usarlo per far di detta robba con prohibitione a' cadaun' altra persona cosi' nella citta' come nel territorio di poter fabricare detto mio edifficio [...] pena a' cadauno fara' il detto mio ingegnuso artificio oltre la perdita della robba insieme con detto edifficio di ducati cento da esser applicati la mitta' all'ospedal del lazaretto di questa citta', et l'altra mitta' cioe' ducati XXV alla casa de' poveri mendicanti di questa citta' et li altri ducati 25 alli ministri che faranno l'essecutione".
"La storia che ho trovato scritta a mano su queste pagine antiche non è soltanto una risposta alle domande che mi ponevo: è una narrazione stratificata, articolata, ricca di implicazioni culturali, sociali, economiche e simboliche, capace di superare ogni aspettativa iniziale - ha poi aggiunto Caratossidis - Ciò che emerge da questo documento non riguarda infatti soltanto una città, seppur centrale e fondamentale come Padova, ma coinvolge un territorio molto più ampio, destinato ad allargarsi progressivamente oltre i confini locali, fino a toccare e superare i limiti geografici del Veneto, allora cuore pulsante della Repubblica di Venezia e snodo strategico di saperi, commerci, culture e innovazioni".
Contesto storico: Galileo e la meccanica applicata
Durante la presentazione alla stampa del ritrovamento è stato più volte ribadito come si tratti di un capitolo di storia "di straordinario interesse", che racconta una piccola grande rivoluzione silenziosa, una trasformazione che non avviene nei campi di battaglia né nei palazzi del potere, ma nella dimensione quotidiana della vita delle persone, nel modo in cui si produce il cibo, nel modo in cui si organizzava il lavoro, nel rapporto tra ingegno umano, tecnica e bisogni collettivi.
Il documento offre infatti uno spaccato che va ben al di là della semplice curiosità. Non va dimenticato che i primi anni del 1600 a Padova sono stati gli anni in cui Galileo Galilei insegnava all'Università (1592-1610), un periodo quindi di forte attenzione per la meccanica applicata, la sperimentazione tecnica e l'uso razionale delle macchine. Un periodo di esaltazione dell'ingegno umano. Il brevetto appare quindi come un primo tentativo di un passaggio dalla dimensione domestica a quella proto-industriale nella produzione degli alimenti.

