AGI - Ribaltare le assoluzioni ottenute in primo grado, "illegittime e profondamente ingiusta" e condannare i nove imputati a "pene di giustizia": è stata la richiesta formulata dai pm Paolo Gubinelli e Valentina Bavai nella requisitoria al processo d'appello per la strage al 'Lanterna Azzurra Clubbing' di Corinaldo, dove nella notte dell'8 dicembre 2018 morirono cinque minorenni e una mamma di 39 anni. Il procedimento riguarda il rispetto delle norme di sicurezza del locale e i permessi rilasciati nell'ottobre 2017 dalla commissione di pubblico spettacolo per l'apertura del locale, che formalmente era un magazzino agricolo.
I nove imputati sono accusati di omicidio colposo plurimo, disastro colposo e falsità ideologica, unico reato riconosciuto in primo grado ma le pene sono state sospese: si tratta dei sei componenti la commissione di vigilanza sui locali di pubblico spettacolo, guidata dall'allora sindaco di Corinaldo, Matteo Principi, due tecnici e un socio della Magic.
Le richieste dell'accusa
Anche oggi, l'accusa ha ribadito che le omissioni della commissione furono alla base della tragedia: "Confermare l'assoluzione sarebbe la scelta più facile e al tempo stesso la più sbagliata", ha sottolineato Gubinelli nella requisitoria. Da qui, la richiesta di condanna per tutti gli imputati e per tutti i reati contestati, compreso il falso ed escludendo le attenuanti generiche.
Il procedimento principale e le prossime udienze
Il procedimento principale relativo alla strage si è concluso definitivamente con le condanne di tutti i componenti della 'banda dello spray', che quella notte spruzzarono una sostanza urticante per commettere furti, scatenando il fuggi fuggi di centinaia di giovani verso l'unica uscita di sicurezza, davanti alla quale le sei vittime furono schiacciate dalla calca. L'udienza riprenderà il 6 febbraio con gli interventi dei legali delle parti civili, mentre a marzo toccherà alle difese; la sentenza è attesa prima dell'estate.
La sentenza del 17 giugno 2024
Il 17 giugno del 2024 furono assolti con formula piena dalle accuse di omicidio colposo plurimo e disastro colposo i nove imputati del processo per la strage al 'Lanterna Azzurra Clubbing' di Corinaldo. Dopo oltre cinque ore di camera di consiglio, la giudice Francesca Pizii dispose l'assoluzione "perché il fatto non sussiste" ritenendo che non ci fosse un nesso tra le omissioni della commissione di pubblico spettacolo e i sei morti. La tragedia andava attribuita, invece, allo spray urticante spruzzato da una baby gang all’interno del locale e alle troppe persone fatte entrare per l’evento della serata che prevedeva l’esibizione del rapper Sfera Ebbasta.
Il giudice, così, emise condanne solo per il reato di falso, mentre la pubblica accusa chiese complessivamente oltre mezzo secolo di carcere. Delusione e rabbia per i parenti delle vittime dopo la sentenza.
Il processo bis si occupò delle misure di sicurezza all'interno del locale e dei permessi rilasciati per la sua apertura. Le accuse riguardavano il gestore della discoteca, sei componenti la commissione comunale per il pubblico spettacolo e due consulenti. Queste le condanne: un anno a Matteo Principi, ex sindaco di Corinaldo e presidente della commissione, Massimo Manna, responsabile del Suap, Francesco Gallo dell'Asur, Massimiliano Bruni, uno dei periti esperto di elettronica, e Stefano Martelli, agente della municipale; 14 mesi al vigile del fuoco Rodolfo Milani e 4 mesi all'ingegnere Francesco Tarsi, consulente della società Magic, che gestiva il locale. Il giudice respinse anche le richieste di risarcimento danni.

