"Serena Mollicone non è stata uccisa nel bosco di Fonte Cupa"

Scritto il 23/06/2026
da agi

AGI – Serena Mollicone non è stata uccisa nel bosco di Fonte Cupa dove il corpo fu rinvenuto il 3 giugno 2001. Ne è convinta la dottoressa Luisa Regimenti, consulente di parte civile della famiglia della giovane di Arce.

Il medico legale, nell'ottava udienza del processo d'appello bis per l'omicidio della ragazza avvenuto 25 anni fa in corso davanti alla Corte d'Assise d'Appello di Roma, rispondendo alle domande in aula sul luogo della morte della ragazza, ha ribadito la propria convinzione che il bosco di Fonte Cupa non rappresenti la scena primaria del crimine.

Il motivo della consulenza

“Il motivo per cui ritengo che Serena non sia morta nel bosco è anzitutto il modo di confezionamento della salma. È stato utilizzato molto nastro adesivo e risulta impossibile che, avvolgendo più volte polsi e caviglie, il nastro non abbia aderito a pagliuzze, foglie o altri elementi tipici dell'ambiente boschivo. Per questo motivo ritengo che il bosco non abbia nulla a che vedere con la morte della ragazza”, ha detto la consulente.

L'ipotesi della parte civile

Secondo la tesi sostenuta dalla parte civile, l'assenza di tracce vegetali o di materiale riconducibile all'area del ritrovamento sui bendaggi e sul nastro adesivo utilizzato per immobilizzare la vittima costituirebbe un elemento incompatibile con l'ipotesi che l'omicidio sia avvenuto nel bosco di Fonte Cupa, dove il corpo di Serena fu rinvenuto il 3 giugno 2001.

I carabinieri del Ris: non è morta nel bosco

Nella loro testimonianza del 7 dicembre 2023 i luogotenenti dei carabinieri, all'epoca dei fatti in servizio al Ris di Roma, Vittorio Della Guardia, Ferdinando Scatamacchia e Rosario Casamassima, che hanno parlato nel corso dell'udienza del processo d'assise d'appello per l'omicidio della 18enne di Arce, hannom escluso che sia morta dove è stato rinvenuto il cadavere. Per il caso di Serena Mollicone il lavoro dei Ris è stato minuzioso ed è durato "oltre un anno" con diverse ispezione nei luoghi del ritrovamento e l'utilizzo di filmati acquisiti e rivisti dai carabinieri. "Abbiamo dovuto isolare i reperti, rinominarli e fotografarli - hanno spiegato -. Poi è stato stabilito un iter analitico studiando i materiali". "Sulle 139 tracce totali rinvenute, 111 erano di pelle e bigattini, 23 di legno, 3 di legno e colla e 2 di resina".

Le tappe dell'inchiesta, un mistero lungo 25 anni

Dopo 25 anni di indagini, udienze in tribunale e colpi di scena, si celebra il processo di appello bis dopo la decisione della Cassazione dell'11 marzoi 2025 che ha annullato l'assoluzione nei confronti dell'ex l'ex comandante della stazione dell'Arma, Franco Mottola, del figlio Marco e della moglie Anna Maria accusati di concorso in omicidio. Era il 1 giugno 2001 quando Serena Mollicone uscì di casa per una visita dal dentista e non vi fece più ritorno. Due giorni dopo, il suo corpo senza vita fu ritrovato nel bosco di Fonte Cupa, con mani e piedi legati, la testa avvolta nel nastro adesivo. L'autopsia rivelò che la 18enne era stata colpita violentemente alla testa e poi soffocata. Un delitto brutale, che fin dall'inizio si rivelò pieno di ombre e depistaggi.

Le prime indagini si concentrarono su un carrozziere del paese, Carmine Belli, arrestato e poi assolto. Ma nel 2008 emerse una testimonianza inquietante: il brigadiere dei carabinieri Santino Tuzi dichiarò di aver visto Serena entrare nella caserma dei carabinieri di Arce la mattina della scomparsa. Pochi giorni dopo, Tuzi fu trovato morto: suicidio, secondo la versione ufficiale, ma con troppi dubbi e coincidenze. Le indagini ripresero slancio nel 2011, quando una perizia stabilì che il colpo alla testa subito da Serena poteva essere compatibile con un impatto contro una porta della caserma. E la pista investigativa portò alla famiglia Mottola, che all'epoca aveva un alloggio proprio all'interno della struttura.

Secondo l'accusa, Serena sarebbe stata uccisa dopo una lite con Marco Mottola, figlio di Marco, comandante della caserma, e il suo corpo sarebbe stato portato via per inscenare un depistaggio. Nel 2019, dopo anni di indagini, la procura di Cassino portò a processo i tre Mottola (padre, la moglie Annamaria e il figlio) e due carabinieri, Francesco Suprano e Vincenzo Quatrale. Ma il dibattimento, durato anni, non ha portato alla verità sperata dai familiari della ragazza: la corte d'assise di Cassino prima e la corte d'appello di Roma poi hanno assolto tutti gli imputati per insufficienza di prove. 

Quindi l'istanza della procura generale della Corte d'Appello di Roma contro l'assoluzione dell'ex comandante della caserma di Arce, Franco Mottola, della moglie Anna Maria e del figlio Marco accolta dai giudici di Cassazione che hanno deciso che si dovrà tenere un processo di appello bis per il delitto di Serena Mollicone.