L'emozione gli vibra nella voce. E non potrebbe essere altrimenti. Giuseppe Fiorello è da giorni in scena da debuttante al prestigioso Festival di Spoleto: "Il mio sogno da sempre", confessa. La prima volta che un autore importante scrive apposta per lui; la prima volta che il popolare divo tv si presenta totalmente solo su una scena teatrale. Educazione sentimentale, il monologo pensato sulla sua misura da Ivan Cotroneo, al festival fino a domani giovedì 2, è ciò che gli rende le notti insonni e, al tempo stesso, felici le giornate. "Mi fa provare - dice - un pathos devastante".
Com'è nato questo spettacolo?
"Eravamo in un bar a Roma, io e Ivan. All'improvviso lui mi fa: Sono anni che ti seguo e che desidero scrivere per un attore come te, con la tua anima. Però non chiedermi cosa sarà. E io, per la prima volta in vita, mia mi sono lasciato andare totalmente nelle mani di un altro. Ho accettato il salto nel buio".
Risultato?
"Un monologo di 90 minuti, secco e potente, su un uomo che racconta se stesso. Si chiama Daniele Canonico, ha cinquant'anni, viene dal Sud, e ha avuto come tanti un'educazione al mondo dei maschi, che si è rivelata un continuo, faticoso esame di virilità: trovare la fidanzatina fin da piccolo, difendere l'onore delle donne di casa, gareggiare con gli amici nelle conquiste muliebri. Il talento di Cotroneo ne fa un percorso tragicomico: ad una prima parte accattivante ed ironica, ne segue una seconda che diventa, per il personaggio e per me, fonte d'inquietudine".
In che senso?
"Questo è uno spettacolo che può spaventare. Perché descrive un'educazione che molti della mia generazione hanno ricevuto come del tutto naturale, ma in cui è contenuto in nuce un concetto della donna, e della relazione con lei, che può procurare seri danni. Il mio personaggio crede di essere normale, di fare le cose come le fanno tutti. Finché scivola dentro se stesso e non si ritrova più. E questa cosa fa paura. A me per primo che lo interpreto".
Un testo che le ha insegnato qualcosa d'inatteso, dunque.
"Insegnato, si: ma non nel senso didattico. Io non credo che il rispetto per la donna si possa semplicemente insegnare a scuola. L'arte può fare ancora di più: con questo monologo Cotroneo fa passare il tema senza fare didascalismo. Le dico di più: bisognerebbe portare il teatro a scuola il prima possibile. Io Educazione sentimentale lo farei interpretare agli studenti. Perché solo recitando il ruolo di Daniele Canonico un liceale riuscirebbe a capire sulla sua pelle cosa vuol dire rapportarsi ad una donna in modo sano, e non tossico".
Lei ha raggiunto la vasta popolarità soprattutto in tv, interpretando con grande successo molti eroi dell'immaginario italiano, e al cinema ha vinto il Nastro d'Argento per il suo esordio alla regia con Stranizza d'amuri. Che vuol dire misurarsi ora in una dimensione totalmente diversa come quella teatrale?
"In teatro vent'anni fa interpretai un thriller con la regia di Alessandro Gassman, e poi per varie stagioni ho vissuto l'one man show, con Penso che un sogno così. Ma qui siamo in tutt'altra dimensione. Questo è un monologo, e su un tema importante. Tenere la scena per un'ora e mezza, senza alcun tipo di ausilio - né musica, né video o foto: nulla - e a contatto ravvicinato col pubblico, richiede molta concentrazione, molta energia fisica. Le dirò di più: la mia immedesimazione nel ruolo mi sorprende. A volte mi spavento a pensare che potrei essere come il mio personaggio. Alla generale prima del debutto ho sentito il bisogno di abbracciarlo. E alla fine sono crollato insieme a lui. Mai avevo provato un coinvolgimento simile".