Festa Marocco: la fede prima della tattica

Scritto il 01/07/2026
da Tony Damascelli

Mohamed Ouahbi è un berbero, nato in Belgio a Shaerbeek da genitori di Nador, uno dei porti marocchini. Ouahbi appartiene al gruppo etnico dei Rifiani, portano di solito un cappello colorato che assomiglia ad un piccolo sombrero, nella notte di Monterrey, al momento della festa finale, alcuni calciatori marocchini hanno indossato il copricapo. Prima dei calci di rigore non avevano ascoltato le ultime raccomandazioni, si erano tutti riuniti, in cerchio, aprendo le mani in preghiera, ascoltando e ripetendo ad alta voce le parole pronunciate da Ouahbi che poi ha spiegato il rito: "Noi abbiamo voluto ricordare che la preparazione è importante ma che il risultato finale dipende dalla volontà di Allah. La fede ci ha rassicurato e ha donato la calma nel momento in cui la pressione aveva raggiunto il culmine. E i nostri sforzi sono stati ricompensati" e dopo la vittoria tutta la squadra è andata sotto la curva per inginocchiarsi e pregare ancora in ringraziamento. La fede prima della tattica, l'invocazione prima della tecnica, il calcio ribadisce di essere anche una religione con i propri riti propiziatori, prima, durante e dopo l'evento. Allah ha accompagnato il viaggio di Mohammed Ouahbi nella vittoria mondiale con la squadra Under 20 contro l'Argentina, il credo religioso si ritrova nei gesti di molti calciatori al momento di entrare sul terreno di gioco, dopo un gol, il segno della croce, le braccia e lo sguardo levati al cielo, amuleti, tatuaggi, acqua benedetta, candele accese nello spogliatoio, danze rituali, un teatro dello spirito che, a Monterrey è andato in diretta mondiale, quando la notte stava dando spazio e luce all'alba, Rabat e qualunque altro luogo abitato dalla comunità marocchina continua a festeggiare, in attesa di affrontare il Canada. Allah è pronto.