Un branco di lupi robot: ecco il nuovo “sciame militare” della Cina

Scritto il 31/03/2026
da Federico Giuliani

La Cina ha sviluppato robot militari autonomi capaci di cooperare come un “branco” nelle operazioni di guerra urbana

La Cina ha sviluppato sistemi militari autonomi presentando una nuova generazione di robot da combattimento progettati per agire come un vero e proprio “branco di lupi”. Parliamo di unità coordinate, come dimostrano i video trasmessi dalla televisione di Stato, la China Central Television, capaci di collaborare, adattarsi e prendere decisioni in modo collettivo. È questa, per l’appunto, l’evoluzione mostrata in un fresco documentario che racconta come i cosiddetti “lupi robot” stiano trasformando il concetto di guerra urbana grazie all’integrazione con intelligenza artificiale e reti di sensori condivisi.

I lupi robot della Cina

Secondo quanto riportato dal South China Morning Post, i nuovi robot sviluppati per l’Esercito Popolare di Liberazione cinese (PLA) rappresentano un salto tecnologico significativo rispetto ai modelli precedenti. In primis perché sono passati dall’essere strumenti di supporto individuale a vere e proprie piattaforme di combattimento cooperativo.

Il cuore del sistema? Una rete sensoriale condivisa che funziona come un “cervello collettivo”, permettendo ai robot di comunicare, analizzare l’ambiente e coordinare le azioni in tempo reale. In scenari simulati di combattimento urbano, questi dispositivi operano insieme per ripulire aree complesse, integrandosi anche con droni aerei per missioni congiunte terra-aria.

Ogni unità del branco ha un ruolo specifico: alcune sono dedicate alla ricognizione e alla raccolta di informazioni, altre all’attacco diretto, mentre altre ancora forniscono supporto logistico. I modelli più offensivi possono essere equipaggiati con armi leggere, micro-missili o lanciagranate, mentre i sistemi di controllo includono comandi vocali, console remote e persino dispositivi montati su fucili.

Branchi e sciami

Dal punto di vista tecnico, questi robot mostrano miglioramenti in velocità, capacità di carico e resistenza, riuscendo a operare anche in ambienti difficili. Nonostante l’alto grado di autonomia, resta comunque previsto l’intervento umano per autorizzare l’ingaggio dei bersagli, a dimostrazione di un controllo ancora parzialmente centralizzato.

Il documentario ha inoltre messo in evidenza un ecosistema più ampio di tecnologie senza pilota, tra cui sciami di droni e sistemi laser avanzati. In particolare, il sistema denominato Atlas consente a un singolo operatore di controllare fino a 96 droni con funzioni differenziate, dalla ricognizione all’attacco, grazie ad algoritmi che garantiscono coordinamento e adattamento continuo durante la missione.

Ogni drone è in grado di condividere informazioni e modificare la propria posizione per mantenere una formazione efficiente. Parallelamente, sono stati mostrati sistemi laser capaci di neutralizzare minacce aeree, distinguendo automaticamente i bersagli più pericolosi. L’innovazione, tra l’altro, si sta estendendo anche al dominio marittimo, con imbarcazioni autonome in grado di pattugliare, evitare ostacoli e intervenire contro obiettivi sospetti.