L'ex compagna di Lavitola sentita dai magistrati per 10 ore

Scritto il 12/09/2026
da agi

AGI - Ha lasciato nel pomeriggio gli uffici della procura di Roma di piazzale Clodio, Natalia Potenza, ex compagna di Valter Lavitola, dopo una lunga audizione iniziata alle 10 e richiesta direttamente da lei agli inquirenti che indagano sull’attentato a Sigfrido Ranucci, avvenuto il 16 ottobre 2025 davanti all’abitazione del giornalista.

Secondo quanto si è appreso la donna avrebbe ribadito di non sapere nulla della bomba e ha ricostruito i rapporti, anche economici, tra Valter Lavitola e Sigfrido Ranucci, ed ha, inoltre, depositato in procura a Roma un lungo memoriale.

Il ruolo di Lavitola e l'interesse degli investigatori

Potenza è stata ascoltata come persona informata sui fatti dal pm titolare dell’inchiesta, Edoardo De Santis, e dai carabinieri dei Nuclei investigativi di Roma e Frascati. Un passaggio ritenuto significativo dagli investigatori, alla luce del ruolo di Lavitola — accusato e reo confesso di essere il mandante dell’attentato — e della vicinanza della donna alle sue attività negli anni precedenti.

Al centro dell'incontro gli accertamenti patrimoniali disposti dallo stesso magistrato, tra cui quelli riguardanti la gestione e i flussi finanziari del ristorante Bistro' Cefalu' che sarebbe riconducibile a Lavitola. 

Il bistrot di Monteverde Vecchio e le prospettive d'indagine

La donna, infatti, gestiva insieme a Lavitola il bistrot Cefalù, nel quartiere Monteverde Vecchio, locale che gli inquirenti considerano uno dei luoghi chiave per comprendere movimenti, contatti e dinamiche del periodo precedente all’attentato.

L’audizione odierna, durata diverse ore, potrebbe contribuire a chiarire ulteriori aspetti della vicenda, in particolare quelli legati alla rete di relazioni e alle attività quotidiane dell’ex faccendiere nei mesi precedenti al 16 ottobre 2025.

Ex socio Lavitola, smistavo denaro senza sapere per cosa

"Se Valter gestisce un ristorante e un b&b, come faceva ad avere questi soldi?": a chiederselo è Benjamin Chimutengo, il socio africano conosciuto da Valter
Lavitola durante i safari in Zimbabwe, in un'intervista al Tg1.

"Ho iniziato a dubitare del giro di denaro che dall'Italia dovevo smistare", ha spiegato Chimutengo che con Lavitola era entrato nel business dei carbon credit prima della rottura. "Io ricevevo i soldi, li mandavo in Camerun e non avevo idea di cosa succedesse la'", ha aggiunto, "come posso essere certo che Gomes non abbia usato i soldi che gli ho spedito per pagare gli esecutori dell'attentato!".

Per Chimutengo non ci sono prove di un vero business dei carbon credit in Camerun. Poi ha spiegato che, oltre ad aver fatto causa a Lavitola in Africa, intende citare in giudizio anche Sigfrido Ranucci per l'intervista di luglio a un giornale dello Zimbabwe, in cui parlo' di un'inchiesta di Report su un gruppo di investitori italiani nel carbon credit vittime di un truffatore. "Ha abusato della sua posizione per aiutare Lavitola perche' non c'e' logica in quello che ha fatto", ha concluso.