AGI - "La Repubblica Italiana e la sua Costituzione sono nate contro le ideologie che avevano avvelenato la prima metà del Novecento, sono nate dai campi di sterminio, dai combattenti per la libertà. Nella Repubblica non c'è posto per il veleno dell'odio razziale e dell'antisemitismo". Lo ha detto il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, celebrando al Quirinale il Giorno della Memoria.
Il Capo dello Stato ha espresso piena solidarietà alla senatrice a vita Liliana Segre, oggetto di manifestazioni di odio per la sua passata attività al servizio del mantenimento della memoria dell'Olocausto, per quelli che ha definito attacchi "dovuto a imbecillità, come sempre quando si tratta di antisemitismo". Inoltre ha auspicato che il fenomeno dell'intolleranza contro gli ebrei, un fenomeno "ad alta pericolosità", venga affrontato con una "azione rigorosa da parte delle istituzioni europee".
Tutto questo, ha ricordato Mattarella, è "il frutto avvelenato di una grande menzogna, quella per cui vi possono essere disuguaglianze e gerarchie tra gli esseri umani". Una menzogna "nata nei circoli fascisti e nazisti" e prosperata grazie ad una "infida campagna di manipolazione" di cui "si alimentano ancora oggi razzismo ed antisemitismo".
Meloni: "Condanniamo la complicità fascista"
"Nel Giorno della Memoria ricordiamo i nomi e i cognomi delle vittime e rinnoviamo la memoria di ciò che è successo, anche attraverso la preziosa testimonianza dei sopravvissuti e dei loro discendenti. Oggi celebriamo i Giusti di ogni Nazione, che non esitarono a mettere a rischio la loro vita per opporsi al disegno nazista e salvare vite innocenti. In questa giornata torniamo a condannare la complicità del regime fascista nelle persecuzioni, nei rastrellamenti, nelle deportazioni. Una pagina buia della storia italiana, sigillata dall'ignominia delle leggi razziali del 1938". Lo afferma il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.
Fadlun 'depone' la spilletta per gli ostaggi, "ora ricostruire"
"È un modo ideale per chiudere un periodo davvero di profondo dolore e l'auspicio è che, nel rispetto delle vittime e di chi ha sofferto terribilmente, si possa però cercare oggi di ricostruire". Così il presidente della Comunità ebraica di Roma Victor Fadlun ha commentato il rilascio del corpo dell'ultimo ostaggio del 7 ottobre, a margine della cerimonia per la Giornata della Memoria al Ghetto. Fadlun, in un gesto fortemente simbolico, si è poi recato presso il muro della Sinagoga di Roma, dove ha deposto la spilletta con il laccio giallo, diventata in questi mesi il simbolo della battaglia per la liberazione degli ostaggi, a rappresentare idealmente la fine delle sofferenze legate alla prigionia inflitta da Hamas.
Deposte corone al Ghetto di Roma, "mai più"
Il Giorno della Memoria si è aperto al Ghetto di Roma con la tradizionale deposizione delle corone davanti al Museo della Fondazione Museo della Shoah al Portico d'Ottavia, nel cuore della comunità ebraica della Capitale. Un momento solenne e carico di significato, alla presenza del presidente della Comunità ebraica di Roma Victor Fadlun, della presidente dell'Ucei, Noemi Di Segni, del rabbino Jacov Di Segni e delle istituzioni di Roma Capitale e Regione Lazio.
Per il Campidoglio era presente la vicesindaca Silvia Scozzese, mentre la Regione Lazio era rappresentata dalla vicepresidente Roberta Angelilli e dall'assessore alla Cultura Renata Baldassarre. Tra le autorità anche il prefetto di Roma Lamberto Giannini.
Victor Fadlun ha richiamato il significato profondo della memoria oggi: "Bisogna ricordare la speranza e l'auspicio che questo permetta che non accada mai più". Il presidente della Comunità ebraica ha poi messo in guardia dal ritorno dell'odio antiebraico: "L'antisemitismo in realtà è odio nei confronti degli ebrei in quanto ebrei, non ci sono altre spiegazioni. Dopo il 7 ottobre abbiamo rivisto un rigurgito enorme a livello mondiale, in alcune città addirittura caccia agli ebrei".
Un fenomeno che, secondo Fadlun, non riguarda solo la sicurezza della comunità ebraica: "Non è solo per proteggere gli ebrei, bisogna proteggere i sentimenti e gli ideali delle nostre democrazie. Questo è il vero senso della lotta all'antisemitismo". "Oggi è un momento in cui ricordiamo quello che è stato ovviamente un episodio tragico, bruttissimo, una ferita della nostra città", ha detto Scozzese, sottolineando come Roma debba continuare a essere "una città inclusiva, capace di accogliere tutti", affinché "episodi come questi non accadano più".
Sulla stessa linea Angelilli, che ha parlato di una giornata "per ricordare, per riflettere, per dire mai piu'", definendola un momento di "condivisione e di grandissima commozione", ma anche un'occasione per "guardare avanti con speranza" e per "raccontare soprattutto ai giovani che mai piu' ci deve essere una violenza, una persecuzione, un odio cosi' terrificante".